2026: XXVIII
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Il nome proprio tra identità e sopravvivenza: un’analisi onomastica di Il mio nome è Marytė di Alvydas Šlepikas

Adriano Cerri
Università di Pisa

Publicado 2026-10-06

Resumen

Questo articolo esamina il ruolo e le funzioni dei nomi propri in Mano vardas – Marytė (2012), romanzo storico della scrittrice lituana Alvydas Šlepikas sui Wolfskinder – bambini tedeschi rimasti orfani o abbandonati nell'ex Prussia Orientale dopo la Seconda Guerra Mondiale. Sullo sfondo dell'occupazione sovietica e dell'erosione dell'identità prussiano-tedesca, il romanzo drammatizza la tensione tra memoria individuale e imperativi di sopravvivenza. Lo studio analizza il repertorio antroponimico del romanzo, dimostrando come esso incarni la coesistenza di tre distinte componenti etniche, linguistiche e sociali – tedesca, russa e lituana – e rivela come i nomi propri trascendano la loro funzione identificativa. Particolare attenzione è dedicata alla rinominazione forzata dei bambini tedeschi che cercarono rifugio in Lituania, dove i nomi tedeschi divennero tabù e dovettero essere occultati per evitare persecuzioni. Attraverso l'analisi ravvicinata di passaggi selezionati, in particolare la trasformazione onomastica della protagonista Renate/Marytė, l'articolo sostiene che i nomi propri costituiscono un nesso simbolico di identità, memoria e storia. Il romanzo si pone dunque come testimonianza letteraria di pratiche onomastiche storicamente documentate e come caso di studio paradigmatico del ruolo cruciale che i nomi propri svolgono nel costruire e preservare l'identità in circostanze storiche estreme